Ritiro di meditazione Vipassana e il gallo che canta proprio alle 4:30 … (tempo di lettura 3 minuti)

Arrivo il venerdì a San Felice del Benaco, sul lago di Garda, non sapendo bene cosa aspettarmi ma cercando di non cadere nella trappola delle aspettative. Il mio umore ha deciso di non supportarmi. Un fatto, accaduto recentemente e il malumore che ne è conseguito, sovrasta la mia volontà di buttarmi tutto alle spalle e rancore e rabbia vincono sui miei propositi.  Osservo questi sentimenti negativi, sempre cercando di rimanerne distaccata. Ma ci sono. Provo ad accoglierli ma, purtroppo, condizionano, in maniera prorompente, il mio stato vitale.

Iniziamo ufficialmente il ritiro a pomeriggio inoltrato e incontriamo Ajahn Chandapalo. Introduzione, meditazione e parole incoraggianti di Ajahn Chandapalo mi permettono di chiudere la giornata ‘abbastanza serenamente’.

I galli cominiciano a cantare alle 4:30! È proprio vero! Ma perché poi? Comunque … la mia sveglia suona alle 5:30, quasi inutile metterla, quella del gallo vince come l’Inghilterra sulla Svezia, ed è in modalità snooze. Impossibile non sentirlo.

Inziamo con i canti alle 6 in punto. Si continua con una meditazione, piuttosto lunga. Alle 7 colazione. Più di 50 persone sedute a fare colazione in una grande sala, e vige il silenzio. Stiamo osservando il ‘Nobile Silenzio‘. Perfetto e stupendo. Niente parole inutili, nessuno scambio tra i partecipanti. Ognuno ad assoporare le sensazioni che suscita il momento presente e ciò che il silenzio riesce a stimolare nella mente di ciascun partecipante.

Dopo colazione e una breve pausa, riprendiamo con le meditazioni sia seduta che camminata e terminiamo la mattina con un Q&A con il monaco. A fine mattinata, percepisco il mio stato vitale trasformato, finalmente! Rabbia e rancore si sono dissolti come la neve al sole. Mi sento in pace con il mondo.

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Durante il pranzo, si sente solo il rumore delle forchette e dell’acqua versata nei bicchieri. La mia mente assapora ogni momento di questo meraviglioso silenzio. Mi ringrazia, ne aveva bisogno.

Nel pomeriggio si susseguono ancora ore di meditazione seduta e camminata e per finire il monaco risponde alle tante domande scritte dai partecipanti, che trova dentro ad un cesto. Le parole del monaco, toccano il cuore di ogni persona e, personalmente, cerco di imprimerle nella memoria.

La cena non è prevista per entrambe le giornate, ma tè e biscotti non mancano.

Concludiamo la giornata, con canti, meditazione e discorso. Una giornata intensa, ma decido di fare due passi fino al lago e gioire della vista notturna. Sono in compagnia di una persona ma niente chiacchiere inutili.

Il giorno seguente, come sempre ci pensa il gallo a fare da sveglia. Un po’ prestino … sarebbe da settare diversamente l’orario, ma vaglielo a spiegare al gallo!  Inutile ribellarsi a ciò che non si può cambiare. Ho sonno! Ma sono tranquilla. Alle 6 riprende l’attività come il giorno precedente. La fine del ritiro, si avvicina. Le ultime (per ora) meditazioni col monaco. Le sue parole incoraggianti, semplici ma profonde mi risuonano ancora nella mente e mi incoraggiano ad affrontare la vita di tutti i giorni, piena di tutto, con calma e serenità.

Due giorni di silenzio o quasi. Due giorni di ore di  meditazione. Non è cambiato nulla nella mia vita, da un punto di vista pratico. Ciò che è cambiato è come mi sento. Capisco che il cambiamento, perché si realizzi all’esterno deve prima avvenire dentro di me.

Non credo che sia un caso, che questa mattina nelle mie newsfeed di LinkedIn sia apparso questo articolo, scritto da @Enza Artino, e mi ha colpito questa frase: È impossibile cambiare senza un cambiamento’, quanto è difficile cambiare

Il link è relativo al lavoro, ma credo che si adatti perfettamente anche alle altre sfere della nostra esistenza.

Al mio rientro trovo una Milano calda e appiccicaticcia. Ma non mi disturba.

Oggi non parlo dei fiori di Bach, ma come sempre sono disponibile per consulenze sui fiori. Se vi è piaciuto l’articolo, accolgo volentieri i vostri LIKE e commenti.

Chi di voi ha fatto esperienze simili? Ne volete parlare? Che sensazioni vi ha suscitato?

BachIIII  💕💕💕

Silenzio parla Agnesi … No! Neanche lei!

Mi sto preparando psicologicamente ad affrontare due giorni di ritiro di meditazione Vipassana. Due giorni in cui passerò parecchio tempo a meditare ma, soprattutto, dove verrà osservato il ‘Nobile Silenzio‘ secondo la tradizione buddhista Theravada.

Sarà il prossimo fine settimana.  Per ‘allenarmi’ ho scelto di passare il weekend in montagna. Il posto dove mi trovavo era molto tranquillo, tuttavia, qualcuno era presente, quindi qualche parola, l’ho dovuta scambiare. Ma solo se costretta!

Al ritiro, non è previsto l’utilizzo di telefoni cellulari, Ipod, Ipad, tablet e via dicendo. Non si potrà leggere, ma si potrà ascoltare il monaco che terrà le meditazioni. Non vedo l’ora!

Due giorni … Tanti? Pochi? Tutto è relativo.

Sempre in silenzio, si farà colazione e pranzo. La cena non è contemplata. Non sarà la nostra bocca a dar sfogo alle lamentele ma di sicuro lo farà lo stomaco!

Non so cosa aspettarmi, cerco di stare nel presente al momento e di non pensarci troppo.

Se qualcuno di voi, farà la stessa esperienza (e alcuni di voi, di sicuro l’ha già fatta) potrei consigliare dei Fiori di Bach da prendere. Come consiglio direi di fermarsi, respirare e cercare di dare un nome alle emozioni che si stanno provando. Da lì, la scelta dei fiori.

Per me, al momento l’emozione necessita Clematis. Bisogno di tenere i piedi per terra e di White Chestnut per cercare di dare un po’ di riposo alla mia mente, che lavora costantemente. Per il resto, vi farò sapere. 😇

Se vi è piaciuto l’articolo, sarò lieta di vedere i vostri Like e condivisioni, sia sul blog che sulla mia pagina di Facebook Fiori di Bach – MilanoFiori di Bach – Milano.

Come sempre sono a disposizione per consulenze sui Fiori di Bach.

Non esitate a contattarmi!  🙂

Buona settimana a tutti!

 

BachIII 💕

 

Comunicazione efficace.

Quante parole diciamo in un giorno? E che effetto hanno le nostre parole sui nostri interlocutori? E quanto, riusciamo a far arrivare all’altra persona il nostro messaggio, senza cadere nel classico misunderstanding?

Ho appena finito un corso di ‘Comunicazione Efficace‘.  Ed in questo momento della mia vita, non avrei potuto scegliere un corso piu adatto. Grazie Christian! Mi hai aperto un mondo! Christian Lalla

Tra i vari aspetti che rendono una comunicazione effettiva, un punto mi ha particolarmente illuminato:

Quando comunichiamo, dipende sempre da come lo facciamo, se vogliamo rendere il nostro messaggio comprensibile. Se l’interlocutore non capisce cosa gli/le viene detto, il problema è causato da chi lo espone. Vale a dire, che è colpa nostra se non veniamo capiti e se il nostro interlocutore capisce il classico ‘roma per toma’.

Mi ha fatto molto riflettere questo punto. Ho sempre adottato la formula diplomatica del: “Scusa, forse non mi sono espressa/spiegata bene”, solo per retorica, quando in realtà, ho sempre pensato che fosse l’altra persona a “non arrivare a capire” cosa stessi dicendo.

Metabolizzato il concetto, ho cominciato da subito a mettere in atto gli insegnamenti appresi. Sarà mia premura, d’ora in poi, ripetere lo stesso concetto, ‘n’ volte, pur di farmi capire, scegliendo parole diverse, cambiando il tono di voce e insomma, fondamentalmente, con la volontà di esternare il mio messaggio, affinché venga veramente recepito, dall’altra persona.

Non sarà necessario che la persona, convenga o meno con quello che ho detto, l’importante è che io sia stata chiara nella mia esposizione.

Sembra una stupidaggine, eppure, quanti malintesi sorgono proprio dovuti ad un errato atteggiamento di fondo? Quante volte, nascono delle incomprensioni, perché il messaggio non viene espresso chiaramente? E se il nostro interlocutore, ci dice che non sta capendo, è inutile ripetere le stesse parole. Non sono le parole di per sé che non vengono comprese, (a meno che non stiamo parlando con un straniero), ma è il concetto che non arriva, perché espresso male.

 

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Questo fatto mi è capitato recentemente, parlando con una persona. Ho chiesto espressamente chiarimento, rispetto ad un qualcosa che non riuscivo a comprendere. Mi è stata ripetuta la stessa frase, esattamente con le stesse parole e con la stessa intonazione, per ben 4 volte, percependo anche una nota di insofferenza. Ho smesso di chiedere ulteriormente! Sono tornata a casa, quella sera e ancora non avevo capito. Le conseguenze ve le risparmio!

Sicuramente, un errore che ho commesso anch’io innumerevoli volte, in passato. Non sono qui, a giudicare nessuno. Sono solo felice di avere imparato quest’arte, che mi porterà sicuramente a confrontarmi e a relazionarmi con le persone in maniera diversa!

In riferimento ai fiori di Bach, ho pensato, che se avessi qualcosa di importante da dire a qualcuno, per come mi sento adesso, prenderei delle gocce di Impatiens, proprio per avere quell’atteggiamento mentale ‘rilassato’ per  scegliere le parole giuste. Inoltre, aggiungerei del Clematis, per focalizzarmi sulle cose da dire, senza perdermi in mille parole inutili.

Se vi è piaciuto l’articolo, attendo come sempre i vostri commenti, i vostri Like e condivisioni, sia sul blog che sulla mia pagina di FB Fiori di Bach – Milano. Fiori di Bach – Milano.

Come sempre sono a disposizione per consulenze sui Fiori di Bach. Non esitate a contattarmi!  🙂

 

Grazie per la vostra attenzione e buona settimana a tutti!

 

BachIII 💞

 

Vorrei che tu mi ascoltassi …

Quante volte abbiamo raccontato qualcosa a qualcuno e questi ancora prima che tu finissi di parlare, già cominciavano a dirti cosa dovevi fare? 😐

Dietro al nostro, disperato (fortuna non frequente) bisogno di sfogarci in certi momenti, ci sono mille meandri, mille risvolti dei nostri pensieri contorti, che noi stessi non abbiamo ancora focalizzato. Come può un’altra persona sapere già tutto? Non riescono a farlo neanche gli psicologi. Anche loro si prendono il tempo prima di ‘emettere sentenze’! E a seconda delle scuole di pensiero, mai si sbilanciano. Ascoltano …

Quello che voglio dire è che magari una persona ha solo bisogno di sfogarsi in certi momenti. Capita a tutti di avere dei periodi no! Quello, che credo molti di noi vogliono, o meglio vorrebbero, è solo sentire di avere una persona vicina. Sapere di poter contare su qualcuno. Può fare miracoli, a volte, percepire, che c’è qualcuno che è disposto a donarti un po’ del suo tempo (quante ore perdiamo sui social media?) e ti dedica un po’ di  questa meravigliosa cosa che si chiama appunto ‘tempo’.

Perché sempre questa premura di dire cosa pensiamo! Perché sempre questo ego-riferimento o egotismo? Vero che siamo un po’ tutti narcisisti … (sono polemica ma sto evidentemente esasperando) ma spesso non facciamo altro che proiettare noi stessi, quando diamo dei consigli. E il più delle volte, la nostra esperienza non c’entra nulla, con quella del nostro interlocutore.

Vogliamo veramente aiutare l’altra persona, la nostra amica/o? Ascoltiamola/o! Non emettiamo sempre mille giudizi, che tanto saranno il più delle volte sbagliati e non facciamo altro che danneggiare l’altra persona più che aiutarla. Non abbiamo voglia di ascoltare? Bhé! Con tatto, lasciamo intendere che non siamo disposti a farlo. Non c’é niente di male. Non siamo obbligati ad ascoltare!

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Quando dire la nostra?

Ci chiede cosa ne pensiamo? Ecco! Questo è il momento di parlare.

Dobbiamo, in ogni caso, anche quando ci viene chiesto un consiglio, misurare le parole, a mio avviso. Chiediamoci, se quello che si sta per dire, potrà veramente beneficiare l’altra persona. Quanto la conosciamo questa persona e quanto ne sappiamo del suo passato? Siamo sicuri, che consigliando una cosa piuttosto che l’altra, stiamo veramente facendo del bene a questa persona?

La questione è che tutti parliamo, blateriamo, diamo aria alla bocca, ci compiaciamo di quello che diciamo, quando il punto è che, semplicemente, non sappiamo ascoltare.

Ci vorrebbe una applicazione, che funzioni come quella che misura la percentuale del possesso di palla nelle partite di calcio. Dovrebbe, inoltre, anche avere l’opzione di riascolto,  per farci rendere conto delle fregnacce che spariamo e del male che inconsapevolmente le nostre parole, potenzialmente, arrecano.

Quella di oggi, una breve riflessione. È tanto che volevo scrivere sull’importanza dell’ascolto.

Veniamo a noi e ai Fiori di Bach. Abbiamo un impellente bisogno di chiamare il mondo perché il dolore che proviamo è troppo grande al momento?  prendi Heather. Se accompagnato da una sensazione di paura di perdere il controllo suggerirei Cherry Plum. Non sai ascoltare ma devi per forza dire la tua? Non saprei … solo un colloquio, permetterebbe di chiarire lo stato emozionale che sta dietro a questo limite. E dal momento che, spesso le proprie tendenze sono difficile da riconoscere, non verrebbe facilmente sollevata la questione. I fiori, quando vengono preparati, si basano sugli stati emotivi del momento presente. Pertanto, i due fiori che suggerisco qui, sono solo i primi che mi vengono in mente, ma a carattere generale. Il colloquio è sempre determinante per evidenziare lo stato emozionale vissuto ‘in diretta’.

Se vi è piaciuto l’articolo, se vi fa riflettere, mettete un LIKE (consigliato). Se siete o non siete d’accordo, dite la vostra sui commenti. Li leggo sempre molto volentieri.

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P.S. Ciò che ho scritto non intende essere un messaggio subliminale rivolto a qualcuno in particolare, solo una mia considerazione su quanto sia difficile saper ‘ascoltare’.

BachIIII 💖

 

 

Cari Recruiters

Da un paio di giorni vi sto pensando ed ora ho deciso di scrivervi.

Mi metto all’opera, direttamente dal mio blog (blossomride.com). Articolo, che poi condividerò anche su Linkedin, piattaforma sulla quale mi state ora leggendo.

Perché vi sto scrivendo? Tra poco lo scoprirete … Vi sentite chiamati in causa? Ottimo! Dovreste!

Curiosi?

Forse starete aggrottando le sopracciglia. Penserete: ci aspettano delle offese? Dei rimproveri? O delle lusinghe …?

Oggigiorno, se non si parla bene Inglese, si è ‘quasi’ tagliati fuori dal mercato del lavoro. Voi, come qualifichereste il vostro livello? Pensate di parlarlo bene? Siete fluent? Capite un interlocutore inglese, senza sudare sette camicie? O magari vi chiudete in un ufficio, dove vige l’assoluto silenzio e mettete un post attaccato alla porta con un ‘non disturbare assolutamente, neanche se scoppia un incendio‘? Bhe, il mio inglese è a livelli notevoli. Ho vissuto/studiato/lavorato a Londra per 15 anni circa. Mi sono laureata alla Goldsmiths University con un 2:1 Upper Class, In Drama and Theatre Arts. Il mio, credo, senso dello humor, che mi attribuiscono, si è rafforzato nella terra madre, e i miei skill artistici arrivano molto dall’ottimo insegnamento che i miei tutor, professor, insegnanti, hanno saputo elargire durante quegli anni. L’esperienza di studio all’estero, non ha paragoni a mio avviso, rispetto all’Italia. Specie frequentare una Uni in paesi del Nord Europa. Ma non mi voglio dilungare su questo punto.

Comunque non sono un C2, non essendo madre lingua, ma un C1 ci sta alla grande. Francese e spagnolo non sono ai livelli del mio inglese ma basta applicarsi. Una lingua studiata e usata di tanto in tanto, dopo una spolverata, più o meno torna.

A Londra, lavoravo in produzione cinematografiche, come secondo assistente alla regia. Tom Hiddleston uno degli attori, col quale ho lavorato. Mmmmm … non lo conoscete? Bhé! È famoso! Non vi interessa, mah! Neanche a me sinceramente. Comunque, il mio ruolo, non era quello di collaborare con il/la regista, dietro la camera, consigliandogli/le le inquadrature. No! Il mio lavoro, era di stare ore, ore, e ancora ore, con gli occhi incollati al Mac, a spedire e ricevere quantitá infinite di email, organizzare le call per attori ed extra, mantenendo contatti con i vari dipartimenti, specie make-up e costumi, per far sì che fossero in scena perfettamente IN ANTICIPO, rispetto alla loro chiamata prefissata. Ma ancora prima di questa faticaccia, (c’é veramente da dare i numeri) il ruolo fondamentale del 2nd AD è quello di preparare la call sheet, in  italiano ordine del giorno. È un documento ufficiale, dettagliato, preciso ed essenziale, che viene inviato a tutte le persone coinvolte nello shooting del giorno successivo (crew, cast, extra e invitati vari alle riprese, tipo gli executive producer, etc. etc. Fondamentalmente, un ruolo affidato a persone, le cui qualità denotano precisione, attenzione al dettaglio, puntualità, avere sempre la situazione sotto controllo e risolvere tutti i problemi che costantemente si presentano. Ok! Ho lavorato nel cinema (universo parallelo) ma i miei skill e le mie qualità si adattano perfettamente a molti altri campi professionali.

A parte il cinema e le esperienze di insegnamento di recitazione teatrale, ho lavorato come interprete, come insegnante privata di inglese, come addetto al front-office dell’Ufficio Turistico di Camerano (vedi le meravigliose grotte), come segretaria, come accompagnatrice turistica. Tutte cose interessanti, che mi hanno dato molto e penso sinceramente, di aver dato tanto. Passione e voglia di fare, mi hanno sempre accompagnato nel cammino professionale e fanno parte integrante della mia personalità.

Ho letto alcuni anni fa, su Forbes, come alcuni job seeker, avevano escogitato un modo per attirare l’attenzione al proprio curriculum. Uno di questi aveva inviato una scarpa (sì, una sola) so as to get their foot in the door. Mi aveva fatto molto ridere!! Per qualche motivo, mi è rimasto in mente questo fatto e in un certo senso ha contribuito a farmi decidere di inviarvi questo scritto oggi.

Dove mi vedo lavorare? Preferibilmente, in un ambiente artistico ma non necessariamente. Ho persino lavorato in uffici legali e banche (mentre facevo temping sia a Milano che a Londra) ma sicuramente non è my cup of tea, visto i miei studi e lavori successivi. C’è da dire che quando il gioco si fa duro (i duri cominciano a giocare .. No! Qui non c’entra) ci si adatta perché evidentemente le priorità sono diverse. Avendo avuto tante esperienze, quelle nuove non mi intimoriscono. E l’impegno sarà comunque totale. Sono pronta a mettermi in gioco. Voi? Siete pronti a darmi una chance?

Cari recruiters, se qualcuno lá fuori, nel mondo virtuale, è arrivato a leggere fino a qua, innanzitutto lo ringrazio di cuore per l’attenzione. Sicuro è, che se uno di voi (o più) mi contatteranno, saranno forse quelli più predisposti to think outside the box! Con tutto il rispetto per gli altri, che per motivi professionali, hanno necessariamente bisogno di personale maggiormente inquadrato. Ancora grazie.

 

Best

Cristina A. Sartorio

https://www.linkedin.com/in/cristinasartorio

P.S. blossomride.com è il mio blog sui fiori di Bach. È una passione, iniziata quasi casualmente, che mi ha sempre più coinvolta, essendo di natura empatica, tanto da diventare consulente certificata, ovviamente a Londra. Questo blog, è come un figlio e ho fatto TUTTO da sola. Creazione, nome, logo, foto, biglietti da visita e ovviamente gli articoli. Ho usato Illustrator e Photoshop. (utilizzando il trial di una settimana di Adobe).

Se non avete lavoro da offrirmi ma avete bisogno di una consulenza sui Fiori di Bach, eccomi a disposizione!

So long.

Delusioni sentimentali. Quando diventano troppe …!

Le relazioni umane sono un vero campo di battaglia!

Uff!! Per non parlare di quelle propriamente sentimentali!

Non si finisce mai di imparare, di scoprire, di approfondire, di rimanere sconcertati e sopraffatti e spesso anche traumatizzati. Se non si inizia un percorso di ‘consapevolezza’, che ci permetta di capire che cosa c’è da ‘trasformare in noi stessi’, siamo proni a collezionare una delusione dopo l’altra.

Ci insegnano che è sbagliato farsi delle aspettative. Le aspettative fanno parte del mondo delle illusioni, pertanto inesistenti. Si cerca di imparare, quindi, a non farsene, ma inevitabilmente, ogni tanto ci si ricade, nostro malgrado.

Imparare a vivere nel qui e ora, consapevolmente, è la chiave per portare avanti un’esistenza maggiormente equilibrata. Se si rimane ancorati, all’abitudine mentale di rincorrere le illusioni e di crearsi aspettative, è molto facile che la ‘delusione’ sarà l’unica ed inevitabile conseguenza di questo errato atteggiamento mentale.

Quando affrontiamo l’ennesima delusione sentimentale, mi viene da pensare che si aprono due scenari. Quello negativo, può incidere fortemente, sulla convinzione che allora è proprio venuto il momento di ‘gettare la spugna’. Forse, pensiamo che l’unica soluzione sia quella di rimanere da soli, perchè magari il solo pensiero di riaffrontare un eventuale, ulteriore processo di separazione (che in definitiva è come se fosse un lutto) ci fa rabbrividire alla sola idea. In pratica, può succedere, che piuttosto che affrontare una nuova sofferenza, preferiamo chiuderci in noi stessi, evitando tutte quelle situazioni in cui potremmo conoscere un nuovo lui o una nuova lei.

Non ci rendiamo più ‘disponibili’ e consciamente o meno, preferiamo vivere la nostra vita, indossando una corazza, trascorrendo giorno dopo giorno, una vita ‘chiusa’, una vita con la quale condividiamo il quotidiano, con i soli pochi amici intimi, di cui ancora ci fidiamo.

L’altro estremo, è buttarsi nelle braccia del primo/a che capita, e soffocare la sofferenza, nel gioco del ‘chiodo schiaccia chiodo’. Per alcuni/e può essere utile. Anche in questo caso, la scelta deve essere consapevole ed è importante, secondo me, che qualunque scelta si prenda, non prescinda da una riflessione ponderata.

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Lo scenario positivo, o meglio quello costruttivo, è di prendere consapevolezza del nostro stato emotivo. Cosa proviamo realmente? Quali sono le nostre paure più profonde che non riusciamo ancora ad affrontare? L’angoscia dell’abbandono? La paura della solitudine? La paura di non farcela da soli? La paura del giudizio? Del fallimento? La paura di non essere abbastanza importanti e di non valere? E chi più ne ha ne metta.

Penso veramente, che la prima cosa importante, sia guardarsi dentro. Se non ci guardiamo dentro e non capiamo le dinamiche che ci portano alla persona sbagliata, non smetteremo mai di fare sempre lo stesso errore. Ci sono tante cose che possiamo fare per uscire da questo tunnel. Tra le tante cose, anche i fiori di Bach, possono aiutare a ritrovare noi stessi. Ci aiuteranno a metterci in contatto con il nostro ‘io’ più profondo. Quello che per qualche motivo, trauma o altro, tendiamo sempre a soffocare. I fiori, gentilmente, aiuteranno a trovare la chiave giusta per arrivare a noi stessi.

Il Buddha, ha scritto che ogni cosa è impermanente (anicca), tutto cambia, attimo dopo attimo. La sofferenza di oggi sarà la felicità di domani, se nel momento della sofferenza, invece di viverla passivamente, la usiamo a nostro vantaggio, per crescere e diventare persone migliori. Persone più consapevoli.

Non posso consigliare dei fiori specifici per quando si attraversa una delusione d’amore. Ognuno la vive in maniera diversa e solo un colloquio può aiutare a far capire alla persona, quali sono i fiori di cui necessita a secondo delle emozioni che sta vivendo.

Comunque, se avete difficoltà a ‘spostare il pensiero’ e pensate sempre solo a lui/lei che vi ha lasciato, vi consiglio White Chestnut. Vi aiuterà anche a  dormire meglio. Se sperimentate trauma, vi consiglio Star of Bethlehem. Se non fate altro che piangere e cercate amici/amiche con le quali disperarvi e condividere il dolore vi suggerisco Heather. Se pensate di non farcela e di ‘scoppiare’, Cherry Plum può aiutare. Tenetevi Rescue Remedy sempre a portata di mano e prendete quattro gocce in un bicchiere d’acqua, (se non avete acqua, quattro gocce sulla lingua vanno bene) fino a che vi sentite meglio. Se non sapete più dove sbattere la testa, scrivetemi per un colloquio e vi consiglierò i fiori giusti per voi 😉!

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Coraggio! Tutto passa, tutto è impermanente!!! La vita è un viaggio!!! Blossomride is on your side!!

 

Bachiiiii!!!

 

 

 

Siamo ad Aprile! Tempo di Walnut!

Recentemente, mi è capitato di consigliare a più persone di prendere il fiore Walnut! Sinceramente, ne ho avuto bisogno anch’io! E nell’ultimo mix di fiori, che mi sono preparata, l’ho incorporato senza esitazione. Sarà sicuramente un caso, però i numerosi fiori, maschili e femminili, fioriscono proprio in aprile e maggio!

Questo ‘rimedio’ è meraviglioso per tanti aspetti. È interessante leggere che questa pianta era considerata ‘regale’ e che gli antichi romani la consacravano a Giove.

È un fiore che potrebbe essere associato al ‘risveglio’ inteso come inizio, rispetto a qualcosa che si vuole o ci troviamo ad affrontare. È un rimedio che sicuramente consiglio a chi, per un motivo o l’altro, fatica a lasciare la propria comfort zone e tutto ciò che è abituale, per un qualcosa di nuovo. A chi, per esempio, si trasferisce in un nuovo luogo, vuoi per lavoro o studio o qualsiasi altra ragione e non riesce ad adattarsi alla nuova situazione; o durante i cambiamenti biologici della vita: la dentizione, la pubertà, la menopausa e via dicendo.

Quando ci troviamo nella fase di Walnut ‘negativo o bloccato’, ci sovrasta un senso di insicurezza o una sorta di incapacità a rimanere fedeli ai propri propositi, facendoci influenzare, in maniera eccessiva, dal giudizio degli altri; o ancora, quando il cambiamento ci comporta indecisione e non si riesce a compiere il passo finale per l’effettiva realizzazione di un proprio obiettivo.

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Prendere Walnut ci aiuta ad affrontare i cambiamenti, rimanendo fedeli a se stessi e a considerare il cambiamento come un evento ‘normale’, perchè così è la natura della vita: tutto è impermanente (dal Pali ‘anicca‘). Non ci si lascia travolgere dalle influenze esterne e si segue la propria via, malgrado il cammino possa a volte essere tortuoso. Un senso di liberazione e di fiduciosa apertura verso l’ignoto, accompagna chi decide di provare questo fantastico Walnut.

Qualcuno di voi ha mai preso Walnut? I vostri commenti sono sempre graditi e non indugiate a scrivere la vostra esperienza nei commenti.

Io accompagno sempre i fiori al rituale della meditazione e alla scelta di una vita consapevole. Dormire bene e alimentarsi in maniera sana facilitano sicuramente il percorso.

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Bac(h)iii!!!

 

Soffro! Che cosa posso fare nel frattempo?

Esperienze positive ed esperienze negative si alternano costantemente nel corso della nostra vita. Per quanto possa sembrare un concetto pessimistico, è la natura della vita che è così. Ho provato anche a ribellarmi a questo principio! Perché non possiamo vivere solo cose belle? Ma questo è ciò che insegna la filosofia buddista e allora tendo a crederci! Se l’han detto loro …

Probabilmente, lo stesso principio viene affrontato anche da altre religioni e filosofie e per carità, ognuno si scelga quella più congeniale.

Penso, tuttavia, che dal momento che le esperienze negative, siano sempre fonte di sofferenza, più o meno profonda, tanto vale utilizzarle a nostro vantaggio. Cosa intendo dire? Voglio dire, che dobbiamo utilizzare quei momenti ‘no’, in cui tutto sembra essere fuori controllo e andare storto per soffermarci a capire. Il punto è cercare di dare un senso alla sofferenza e non ‘accettarla’ passivamente. La sofferenza, deve diventare nostra alleata, come se fosse un’amica e dobbiamo imparare ad ascoltarla  per capire, che cosa ci sta indicando, in quel preciso momento.

Eckart Tolle, insiste molto su questo argomento, nel suo libro Il potere di adesso; testo che consiglio vivamente a chi sta attraversando un periodo burrascoso (ma anche se il periodo non è poi così turbolento …). In molti hanno affrontato la questione. Tolle, mi sembra, a volte, più accessibile di altri. Anzi, se gentilmente, avete testi da suggerire, siete più che benvenuti. Basta scrivere nei commenti.

Sembra che, nei momenti bui, noi ci identifichiamo con la sofferenza, ma noi non siamo la sofferenza. La sofferenza è solo un aspetto. Dobbiamo andare più a fondo, ascoltarci, capire che cosa ci porta a soffrire in quel modo. Dobbiamo trovare una chiave di lettura. Sono momenti estremamente importanti e dobbiamo sfruttarli a pieno, perché da essi, possiamo cambiare radicalmente certi aspetti di noi stessi e veramente è una chance per imparare dai nostri ‘errori’.

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Per me l’esperienza è stata questa. In un periodo molto difficile della mia vita, mi sembrava superfluo soffrire e basta. Non aveva senso! Ho voluto veramente capire, cosa potevo fare per dare un senso a tutto quel malessere. E mi è servito tantissimo. È il periodo in cui ho iniziato a fare meditazione, perché questa pratica mi permetteva di osservare come la mente ‘giocava’; come il mio ego combatteva per farmi stare lì nel dolore. Ma imparando, piano, piano a ‘stare nel presente’, il mio ego ha cominciato a perdere i punti di riferimento e ho cominciato gradualmente a riprendere la mia vita in mano.

Oltre alla meditazione, seguivo assiduamente lezioni di Iyengar, yoga prettamente fisico, che ancora una volta mi riportava a me stessa. Facevo tutto ciò, che sentivo, che era importante per me. Persino il pane in casa. Sembra una banalità, ma osservare le mani, impastare farina, acqua e lievito, ha una funzione catartica!!! Leggevo anche tantissimo, avevo bisogno di capire, di approfondire; ascoltavo lecture su youtube; stavo male ma ero determinata a non subire passivamente.

Oggi, ripensando a quel periodo, provo un senso di gratitudine. Perché è stato determinante da un punto di vista di crescita personale e adesso sono sicuramente una persona più libera e quindi più felice. Ma se non avessi sfruttato quel periodo, avrei sofferto invano e non mi sarei resa conto di tante cose.

Sempre nello stesso periodo è avvenuto il mio incontro, con i fiori di Bach. I fiori hanno avuto anch’essi un ruolo determinante. Mi hanno permesso di andare ancora più a fondo, di trovare una maggiore connessione con me stessa e di dare un nome alle sensazioni che provavo e vivevo e quindi ad equilibrare tutte quelle emozioni che erano fuori balance. Giorno dopo giorno, la luce in fondo al tunnel diventava sempre più vigorosa. E rafforzavo sempre di più la convinzione, che da quella situazione molto sofferta, ne sarei uscita. La realtà è, che ne sono uscita, molto più forte di quanto pensassi.

Studiando la filosofia del Dott Bach, ero rimasta piacevolmente sorpresa, leggere che consigliava fortemente di seguire una pratica meditativa. Siamo ai primi del ‘900, in una Inghilterra rurale, e quest’uomo consiglia di fare meditazione. Per me un mito!

Bene! Chiudo qua! Vi ringrazio, come sempre, di aver letto l’articolo e mi aguro che possa essere di aiuto a qualcuno. Se ho raggiunto il cuore anche di una sola persona, ho vinto!

Sempre disponibile, per consulenze con i fiori di Bach, e vi lancio un’idea. Questo Natale, potreste regalare a qualcuno una consulenza con i fiori o fare un regalo a voi stessi.

Voglio senz’altro scrivere un altro articolo prima della fine dell’anno e in quella occasione non mancherò di farvi gli auguri!!!

Bachiiii

 

 

 

 

 

ConCentriamoci, studenti e non …

Lo scorso lunedì, sono stata ad una conferenza al Politecnico di Milano. Tematica principale, gli intrecci tra creatività e tecnologia. Si tratta di un ciclo di incontri, tra personaggi del mondo artistico e docenti del Politecnico. Sul sito del Politecnico trovate i dettagli, se vi interessa.

Amante del cinema, non mi sono persa l’occasione di assistere ad un dibattito in cui fosse presente Maurizio Nichetti. Chi non si ricorda della scena del risveglio in Ratataplan? Se non ve la ricordate o non l’avete vista vi metto qui il link:  https://www.youtube.com/watch?v=U3XuJb7Z3wM

Nichetti mi è piaciuto molto; soprattutto ho apprezzato la sua capacità di intrattenitore; parlare per due ore, senza annoiare, non è una qualità di tutti. Sinceramente, lo avrei voluto invitare a cena. Avrei voluto ascoltarlo per altre quattro ore. Ma ho pensato che non fosse il caso… Purtroppo non si può o meglio, io non sono riuscita a farlo!

Fra le varie attività che svolge attualmente, rientra anche quella dell’insegnamento. Gli studenti, che hanno la fortuna di partecipare alle sue lezioni, mi auguro si vivano il momento e sappiano apprezzare chi hanno davanti.

Perché sto scrivendo tutto questo? Beh, perché Nichetti tra i vari argomenti affrontati, ha evidenziato il problema della difficoltà di concentrazione da parte degli studenti. Sì, lo so che state pensando che anche gli adulti soffrono della stessa ‘sindrome’. Ovvio, non tutti. La questione è che gli studenti di oggi governeranno il mondo di domani. Mmmm … gli inglesi dicono ‘food for thought’.

Cosa buffa che ha raccontato, ma non la sola, è che gli studenti assistono alle sue lezioni con laptop e tablet vari, accesi, sul banco. Inizialmente, appena citava il nome di un regista o qualsiasi altro personaggio che non conoscevano, andavano subito su Wikipedia a scovare notizie e smettevano di ascoltarlo. Quindi, Nichetti ha escogitato un modo per aggirare il problema. Durante le lezioni, spiega, ma non rivela più alcun nome.

Geniale!

(I nomi saranno forniti in un secondo momento).

Una mia amica, ha pubblicato un articolo del Guardian su FB, di cui vi metto il link proprio perché è importante che venga letto e diffuso, sulla intrinseca potenzialità (secondo me, siamo oltre al potenziale, comunque) di danno che possono apportare molte delle app che abitualmente usiamo. L’articolo (in inglese) merita decisamente e dà un’ampia spiegazione. https://www.theguardian.com/technology/2017/oct/05/smartphone-addiction-silicon-valley-dystopia?CMP=share_btn_fb

Un punto che mi preme evidenziare è che siamo talmente abituati a leggere tutto ciò che è breve, vedi i tweet, che l’articolo essendo abbastanza lungo, viene ignorato a priori. Stiamo proprio perdendo l’abitudine e la propensione alla lettura.

Io, personalmente, non voglio cadere in questa trappola. Mi propongo di stare molto limitatamente sui social media, perché odio le dipendenze e sui mezzi di trasporto mi porto un libro. Rispetto al fatto di concentrarmi, se ritengo di avere delle difficoltà, come sempre ricorro ai miei migliori amici, cioè i fiori di Bach. In particolare, per la concentrazione, metto in un bicchiere d’acqua due gocce di Clematis. Questo, tuttavia, vale per me, non significa che funzioni per tutti questo fiore. Un colloquio, per capire cosa porti la persona a distrarsi, è sempre indispensabile affinché venga suggerito il fiore appropriato. Ed eccomi qua, a questo ci penso io!

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Sinceramente, mi chiedo in quanti si soffermino sui miei articoli! Ma questo è un altro discorso. Per voi che siete giunti fino a qua, vi ringrazio di cuore e spero di aver suscitato uno spunto di riflessione.

I vostri commenti sono sempre ben accetti, non siate timidi come me e invitatemi a cena!  (è una battuta eh..!)

BachIII

 

 

 

 

 

 

Questi jeans ti stanno proprio male! Hey, non ho chiesto la tua opinione!

Alcuni mesi fa, discutevo di un fatto con un’amica. Le dicevo che ero molto dispiaciuta, affranta, delusa e aggiungerei anche una dose di sano stra-incazzamento, per aver ricevuto una serie di critiche, molto pesanti, da chi consideravo, una delle persone più importanti della mia vita. Uno dei commenti proferiti, dalla persona a cui raccontavo il fatto, è stato : ‘mi fate ridere’. Sono sicura, che l’intento fosse quello di sdrammatizzare e di favorire un punto di incontro di noi litiganti, piuttosto che istigare ulteriore violenza verbale! E ho accettato questa frase, come tale, per quanto suonasse infelice!

Passato del tempo, è successo che, sempre durante un colloquio telefonico con questa amica, ho mosso una critica, o meglio, avevo cercato di evidenziare un pattern comportamentale, che, secondo me, se non identificato e riconosciuto dalla persona in questione, avrebbe compromesso la risoluzione di altre problematiche, più grosse.

Il mio suggerimento, è stato frainteso, e incassato come critica; pertanto considerato offensivo.

Questa mattina, riflettevo su quanto sia difficile, accettare critiche dalle persone, specie da quelle che amiamo, al male che riescono a generare e se stimolano veramente un cambiamento in noi. Diventiamo veramente persone migliori? Che senso ha evidenziare un neo in un’altra persona, quando questa già sta faticando a conviverci, oppure non è semplicemente pronta  per affrontare o riconoscere un suo limite, e magari sbatterglielo in faccia non farà che peggiorare la situazione? Penso che siamo tutti uguali ma ognuno caratterizzato dalla sua unicità. Ci vuole sicuramente tatto ed empatia con le persone;  Non possiamo utilizzare sempre la stessa dinamica con tutti, perchè se funziona con qualcuno, non necessariamente, funzionerà altrettanto bene con qualcun altro.

Niente fiori di Bach, riguardanti le critiche! Né per chi le fa, né per chi le riceve! Ma un colloquio potrebbe aiutare a chiarire il motivo per cui una persona è tendente alla critica o magari si offende troppo se le riceve! Quand’è che le critiche smettono di avere un effetto così devastante su di noi? Cosa ci offende di più? Perché ci sentiamo offesi dalle critiche? E che cosa ci porta a criticare gli altri? Perché abbiamo bisogno di dire tutto quello che pensiamo ad un’altra persona? La nostra è una critica costruttiva o vogliamo sminuire l’altro? Critica o potere? Stiamo criticando o stiamo  proiettando noi stessi …?

Diceva quel proverbio:

Prima di criticare qualcuno, cammina per un miglio nelle sue scarpe.
Se la critica fosse un animale, a quale la assoceresti?
Io ho pensato ad un elefante, perché questi pachidermi, calpestano tutto quello che si trovano davanti, specie quando c’è cibo in arrivo! Non vedono più nulla! Però se la critica è costruttiva l’elefante pericoloso diventa l’elefantino del dessert! Può essere una pillola amara ingerita come un’ottima carrot cake!
BachIII